A. MORO 16 MARZO 1978. Con opuscolo in allegato.

CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO
VIA STOPPANI,15 -21052 BUSTO ARSIZIO –VA-
(Quart. Sant’Anna dietro la piazza principale)
e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it

------------------Archivio prese di posizione diffuse e affisse in prov. di Varese.

Il Rapimento di Aldo Moro
comunicati dell'Esecutivo Centrale

Il 16 [marzo 1978] mattino un commando armato ha rapito il presidente della D.C., Aldo Moro, dopo avere annientato la sua scorta armata di cinque agenti speciali. L'operazione è stata fulminea e la cattura di Moro, che si recava alla Camera per il voto di fiducia al governo Andreotti, ha destato scalpore in Italia e all'estero. "Hanno colpito la democrazia"; "hanno colpito tutti noi"; questo il coro lamentoso degli esponenti politici e della stampa. Il governo si è riunito d'urgenza. Le Confederazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero generale. La Malfa ha chiesto la fucilazione sul posto e la pena di morte. Il procuratore di Roma la proclamazione dello "stato di pericolo". Sotto l'effetto dell'emozione tutto il personale borghese ha esternato il proprio livore reazionario.

Il rapimento è stato rivendicato ufficialmente dalle Brigate Rosse; che, a dissipare qualsiasi dubbio, hanno messo, fin dal 17, a disposizione del giornale Il Messaggero una foto del rapito con il proprio messaggio. Questo messaggio è apparso sui quotidiani del pomeriggio oggi. E noi oggi l'abbiamo preso in esame. La nostra organizzazione, però, ha preso subito posizione pratica, respingendo l'ondata di mobilitazione reazionaria e le suggestioni "guerrigliere". Ora puntualizziamo il nostro giudizio su quest'ultima, clamorosa, azione delle B. R.

1°) Il rapimento di Moro mette in luce, più degli altri rapimenti precedenti, il disegno di marca partigiana, resistenziale, che anima le B.R. Queste hanno rapito Moro non per colpire la "democrazia", bensì per mettere in crisi la collaborazione DC-PCI che ai loro occhi, liquida la "resistenza italiana" e la "democrazia". Per esse non si tratta di distruggere la "democrazia", ma di salvarla dal naufragio attraverso una lotta violenta contro la DC, centro della ristrutturazione controrivoluzionaria dello Stato.

La cattura di Moro, eseguita con lo sterminio della scorta armata, di "terroristico", nel senso politico corretto di questo termine, non ha che la forma. La sostanza è, invece, quella di un'operazione strumentale, intermedia, connessa e finalizzata ad una lotta di posizione di lunga durata. Questa azione sanguinosa è un momento di un processo di lotta partigiana, "guerrigliera"; condotta da posizioni nazionaliste, piccolo-borghesi e staliniane.

2°) Il nostro partito ha, da tempo, chiarito la natura neo-partigiana, democratico-radicale, piccolo-borghese, delle Brigate Rosse. Ma nel far ciò ha dovuto principalmente combattere quel miscuglio di falsi sinistri e democratici, che ha sempre trattato le B.R. come "provocatori" o come "fascisti". Ora che, con la cattura di Moro, le B.R. hanno strappato rispetto politico a questa accozzaglia di denigratori, possiamo esprimerci in modo più diretto nei confronti di questa formazione clandestina.

Le B.R. sono figlie legittime della democrazia nazionalistica, figlie legittime della resistenza partigiana; anche se i loro progenitori evoluti, come il PCI, provano orrore per le gesta sanguinose dei propri figli attardati, e checchè oggi dicano sociologia psicologia, e intellettuali "impegnati" o meno. Nel messaggio fatto pervenire al "Messaggero" i rapitori di Moro ripetono, nella sua inconfondibile primitività, la sostanza dell'ideologia partigiana: a) lo Stato come pedina di forze straniere, di invasori, delle multinazionali; b) il partito armato. Questi due elementi sono i cardini ideologici dei movimenti politici "terzomondisti". Sono stati e sono praticati dai movimenti guerriglieri nazionali e dai movimenti armati anti-imperialisti, laddove (Africa, Asia, America Latina) lo Stato è stato, appunto, o è tuttora una pedina dell'imperialismo oppressore; e ove il partito armato, l'armata di liberazione, è stato ed è, appunto, la forma operativa delle forze democratico-nazionali.

3°) Rivoluzione Comunista ha messo sempre in guardia la gioventù proletaria sul carattere democratico di queste posizioni guerrigliere, avvertendo che il concetto di Stato asservito allo straniero e il concetto di partito armato, progressivi in Asia e in Africa perché utili alla rivoluzione nazionale, erano e sono invece arretrati e controrivoluzionari per l'Europa, l'occidente e il nostro paese, in cui la rivoluzione da fare è quella proletaria.

Il nostro "Stato democratico" non è affatto una pedina delle multinazionali USA o tedesche. È una poderosa macchina nelle mani della borghesia monopolistica, finanziaria e industriale con cui questa opprime le masse proletarie all'interno, rapina i paesi più deboli del mediterraneo e dell'Africa, conduce la guerra commerciale nei confronti degli imperialismi rivali o viene a patti con gli stessi per redistribuirsi il bottino o svolgere compiti su commissione. L'attacco "al cuore dello Stato", di cui parlano enfaticamente i brigatisti, è una bolla di sapone. La lotta "al cuore dello Stato", ha senso, per le masse proletarie, se non si limita alla sostituzione di un certo personale politico-amministrativo-militare con altro personale di questo tipo. Essa ha valore, per le masse sfruttate, se non si limita a sostituire il personale democristiano con quello socialcomunista, ma mira a spazzar via lo Stato borghese, con tutta la sua burocrazia, e punti a creare un nuovo Stato che poggi sul proletariato armato. La lotta attuale del proletariato italiano ha come obbiettivo, non quello di colpire "il cuore dello Stato", bensì quello di distruggere lo Stato esistente, lo "Stato democratico", che è lo strumento degli sfruttatori capitalistici, e di rimpiazzarlo con lo Stato proletario.

4°) Solo gli stupidi, i bugiardi e i reazionari possono dire e pensare che le azioni armate delle B.R. o quelle di altre formazioni "terroristiche" di sinistra "destabilizzino il sistema" e provochino la reazione autoritaria. Le B.R. non sono la causa della crisi di regime della borghesia italiana; ne sono una delle tante manifestazioni. La loro lotta armata è un tentativo velleitario di contrastare lo sviluppo reazionario di questa crisi, che avanza con lo sviluppo della crisi economica e politica, stando sul terreno democratico-radicale.

La violenza "terroristica" ha sempre riflesso le contraddizioni di un periodo storico, non ne è stata mai alla base. L'azione sanguinosa che ha portato alla cattura di Moro, non può quindi essere vista, né come fattore di precipitazione della crisi italiana né, tanto meno, di deviazione dal suo senso di sviluppo. Lo stesso sterminio della scorta armata non è fuori dalla logica del sistema; è una estremizzazione di questa logica, la stessa (la difesa della nazione) con cui la polizia elimina annualmente centinaia di proletari innocenti, solo che le B.R. si rivolgono contro le multinazionali; quest'ultima contro il proletariato.

5°) Dal punto di vista proletario il danno, che provocano le azioni delle B.R., non consiste nell'impaurire la gente o nel suscitare "psicosi reazionaria"; bensì nell'ingenerare l'illusione che si possa mettere in scacco lo Stato imperialista con piccole azioni da gruppo guerrigliero e che la lotta armata consista in un confronto tra l'apparato militare-poliziesco di questo Stato e gli uomini bene addestrati del gruppo guerrigliero. Questa illusione è, in realtà, la concezione propria, della lotta armata, delle B.R.

Ma la lotta armata per il comunismo è il momento insurrezionale della lotta di classe proletaria e questa comporta la più vasta, grandiosa partecipazione e armamento, delle masse proletarie contro lo Stato e il sistema dominante.

6°) Rivoluzione Comunista, rivendicando la lotta armata come momento saliente della lotta proletaria, e condannando la lotta armata di stampo piccolo-borghese resistenziale, o democratica anti-autoritaria; sottolinea a tutti i proletari, uomini-donne-giovani l'esigenza attuale, improcrastinabile, della più solida, crescente, organizzazione di lotta proletaria.

Oggi bisogna promuovere, col massimo slancio, impegno, perseveranza questa organizzazione, partendo dai gradini più elementari, dai disoccupati, dalle fabbriche, dai quartieri, per dare obbiettivi pratici e prospettiva al crescente odio delle masse contro l'attuale "Stato democratico", putrido e reazionario.

7°) Rivoluzione Comunista sottolinea la primarietà di questo compito. Perciò chiama i giovani più seri, le forze più attive e più avanzate a unificarsi sulla linea proletaria e rivoluzionaria; ad assumere la linea della "difesa proletaria" come unica via per opporre la soluzione di classe alla crisi di regime borghese.

Non è tanto il terrorismo statale che intralcia, in questo momento, la lotta di classe in Italia o il patto d'emergenza DC-PCI (tutto questo è un sintomo trasparente della crisi acuta che corrode il sistema), quanto la sfiducia nelle proprie capacità di lotta da un lato, e l'illusione avventurista piccolo-borghese, dall'altro. È ora di rompere queste remore; di vincere la sfiducia e abbandonare l'avventurismo. Avanti con decisione e fermezza sulla via dell'organizzazione proletaria, di costruzione del partito rivoluzionario.

18 marzo 1978 L'Esecutivo Centrale di RIVOLUZIONE COMUNISTA.

Tratto dal volume: STORIA DI RIVOLUZIONE COMUNISTA (prima edizione 2 luglio 1999)

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Sotto in allegato OPUSCOLO:

PARTITO E LOTTA ARMATA, 21 gennaio 2000
(INDICE: Presentazione pag. 2 - Cap. 1: L’uccisione di D’Antona soppressione terribile di un simbolo immaginario 3 - Cap. 2: Il combattentismo senza classe scade nei giochi di palazzo ed è condannato a sbattere la testa contro il muro di gomma della «democrazia rappresentativa» (Critica al testo della risoluzione 20/5/99 delle B.R.-PCC) 5 - Ambito delle nostre osservazioni 5 - La teoria dell’«equilibrio neocorporativo» del potere 6 - La teoria della tendenza alla coesione europea della borghesia imperialista 8 - Controrivoluzione e democrazia rappresentativa 9 - Il giudizio sull’esecutivo D’Alema e sullo scontro di fase 12 - La pretesa unità di politico e militare 14 - Il modo di incidere sui rapporti di classe 15 - «Il Fronte Antimperialista Combattente» 16 - Lo spontaneismo e la funzione d’avanguardia 18 - Cap. 3: Le perquisizioni contro i militanti di estrema sinistra disposte dalla procura di Roma 20)

Edizione a cura di RIVOLUZIONE COMUNISTA.
Redazione e stampa: p.zza Morselli 3 --20154 MILANO--
SITO INTERNET:
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
mailto: rivoluzionec@libero.it

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