FOIBE, giornata del ricordo... Ma quale ricordo?

Foibe, giornata del ricordo ...

Ma quale ricordo?

Foibe, un nome che evoca orrori.

Orrori che fanno dimenticare altri orrori più grandi.

Gli orrori delle guerra ...

Orrori che fanno dimenticare gli orrori che generano la guerra.

Gli orrori di una società che vive di violenza, sfruttamento, oppressione: gli orrori della società capitalista.

Infine, gli orrori delle foibe fanno anche dimenticare gli orrori dell’imperialismo italiano, che nella Venezia Giulia, Istria e Dalmazia «inventò» le foibe e fece scempio di uomini, donne e bambini. Che avevano il torto di essere slavi.

Orrori giustificati e benedetti dal nazionalismo.

Nazionalismo sempre risorgente.

Oggi, il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, celebra la giornata del ricordo e afferma: «È la visione europea che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche , di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro».

Ma con quale coerenza, Giorgio Napolitano pretende di superare «derive nazionalistiche» , quando, ogni santo giorno, ci predica la difesa del «Made in Italy»? E ci chiede sacrifici per «far uscire l’Italia dalla crisi», santificando la «competitività» del lavoro e delle merci italiane...

Con queste prediche, Napolitano cerca di legare i proletari italiani al carro dei padroni, che

oggi hanno l’acqua alla gola.

Padroni e politicanti stanno seppellendo lo «Stato sociale» e non hanno altro da offrire se non l’orgoglio nazionale. E sul fronte del lavoro, l’orgoglio nazionale prepara l’orgoglio nazionale sul fronte della guerra.

Con nuovi orrori.

Con nuovi orrori.

In allegato sotto Opuscolo di 12 pagine:

CONNESSIONI: nella linea di faglia

connessioni-connessioni.blogspot.com/2012/.../nella-linea-di-faglia.h... Copia cache
10/feb/2012 – Nella linea di faglia tra est e ovest, Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, alla radice della violenza nazionalista di Dino Erba, 2012 per scaricare il ...

STRALCIO...

Su femo i bravi. In fondo xe un brusar Ebrei e Slavi.

CAROLUS CERGOLY, Fuma el camin, in Ponterosso, Guanda, Parma 1976.

Il riferimento è al forno crematorio della "Risiera di San Sabba" di Trieste,

l'unico operante in Italia, ... e xera anca un brusar Italiani...

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A Pola xe l’Arena
La Foiba xe a Pisin
Che buta zo in quel fondo
Chi ga certo morbin (1) .
(Canto dei giovani fascisti di Pisino, 1919)

(1) "A Pola c’è l’Arena, a Pisino c’è la foiba: in quell’abisso vien gettato chi ha certi pruriti." Lo squadrista istriano Giorgio Alberto Chiurco, nella sua Storia della rivoluzione fascista (Vallecchi Editore, Firenze, 1929) si gloria di un’orrenda serie di violenze, tra cui l’infoibamento di slavi e antifascisti italiani. Cfr. Giacomo Scotti, Foibe e foibe, «Il Ponte della Lombardia», n. 2. febbraio/marzo 1997, numero speciale.

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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO
VIA STOPPANI,15 -21052 BUSTO ARSIZIO –VA- Italia

(Quart. Sant’Anna dietro la piazza principale)

e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it

.........................................Archivio documenti storici.

Dall' ex blog Italia rossa

Per una soluzione rivoluzionaria della crisi italiana

Domenica, 11 febbraio 2007 (prima edizione)

I morti non sono tutti uguali

Ci sono oppressi e ci sono oppressori; aggrediti e aggressori; vittime e boia .

Solo i primi meritano rispetto

Nelle <> vennero gettati gerarchi fascisti e nazisti miliziani e collaborazionisti, oppositori vari. La violenza dei partigiani di Tito contro gli invasori fascisti e nazisti, nonché quella dei partigiani triestini, era legittima; fu reazionaria nei confronti di operai e avanguardie comuniste. L’equiparazione postuma dei morti non supera il passato né elimina le responsabilità. La storia non si cancella. Condanniamo il cordoglio odierno, di fascisti e antifascisti, sui morti delle “Foibe” come manifestazione di revanschismo imperialistico e mettiamo in guardia “esuli” italiani e sloveni confinari sulle mire espansionistiche dell’Italia. (Riceviamo e pubblichiamo)

Istria e Trieste, da luoghi di massacri, debbono ritornare centri di INTERNAZIONALISMO PROLETARIO.

Le “ foibe” non furono né un genocidio del totalitarismo "comunista" (non c’era comunismo né in Russia né in Jugoslavia ed è una bestialità allineare Marx - Lenin con Tito, Stalin, Mao, Pol Pot); né una pulizia etnica né una “folle vendetta“ attuata da gente disperata; né una “barbarie di guerra”; né una “grande tragedia”; né altro di consimili cose sciorinano giornali e televisioni con grande noncuranza o mistificazione degli avvenimenti storici. Le “foibe”, cui ci limitiamo a quelle del 1945, furono una pratica di giustiziazione politica attuata dall’esercito di liberazione jugoslavo contro i nazi-fascisti e i loro accoliti che, che con le loro atrocità e invasione, avevano causato la morte di 1.700.000 persone.

La presenza delle truppe di Tito a Trieste e Gorizia va dal 2 maggio al 12 giugno 1945. In questi quaranta giorni ci furono esecuzioni e deportazioni nei campi di concentramento jugoslavi ma non ci fu alcun genocidio o pulizia etnica. L’esercito di Tito epurò le due città essendo nei suoi piani, avvallati da Togliatti, spostare il confine fino al Tagliamento, ma non operò alcuna eliminazione sistematica in base alla nazionalità. Le direttive ai comandanti sloveni erano di arrestare i nemici e di epurare in base all’appartenenza al fascismo (gli sloveni avevano giustiziato più di 10.000 connazionali perché collaborazionisti ).

Dal novembre 1945 all’aprile 1948 sono state recuperate dai crepacci tra Trieste e Gorizia circa 500 salme. Metà erano di militari metà di civili. Le “foibe” furono quindi la modalità esecutiva di un più vasto repulisti politico operato con metodi sommari e feroci da una armata di liberazione nazionale che tendeva a stabilire la padronanza sul campo prima delle trattative di pace in una zona di confine conteso.

Il P.C.I. triestino ammetteva la tattica delle “foibe” raccomandando ai propri militanti di non sbagliare bersaglio e di colpire dirigenti responsabili del regime fascista e della RSI membri della milizia e della guardia repubblichina collaboratori aperti dei nazisti . Quindi scaraventare l’avversario nei crepacci faceva parte della lotta antifascista ed era una giusta reazione alla violenza nera. Questo il contesto storico di allora. Dal 1992 operano 2 commissioni miste, una italo- slovena, l’altra italo-croata, per ricostruire questi episodi. Non c’è molto da scoprire. I fatti storici a parte i dettagli sono noti.

L’unico capitolo da ricostruire è la distruzione dei reparti più combattivi della classe operaia giuliana e delle avanguardie comuniste ad opera congiunta del nazionalismo titino e dello stalinismo del P.C.I. triestino. Ma non ci aspettiamo niente dalle predette commissioni e esortiamo perciò quanti hanno a cuore l’argomento e la possibilità di farlo di cimentarsi in questa ricostruzione.

Che oggi gli ex partigiani si inchinino davanti le “fobie” in compagnia degli ex fascisti , i quali per quaranta anni ne hanno fatto un vessillo speculando sul dramma dei profughi da loro creato, non ci sorprende affatto. Fascismo e antifascismo sono due facce della stessa medaglia borghese e già nell’89 il P.C.I. di allora aveva deposto i primi fiori alla “foiba” di Basovizza. Ma è un incolmabile atto di ipocrisia sostenere che tutti i morti sono uguali e che la violenza parifica i soggetti. Nossignori. Le repressioni, le atrocità, gli stermini degli imperialisti e degli oppressori non possono essere equiparati alle uccisioni e violenze dei movimenti nazionali né tantomeno a quelli degli oppressi. La persona umana non è un’entità astratta; è una cellula sociale; e ha un posto di serie A-B-C-D a seconda che appartenga a questa o quella classe, in vita e in morte. Quindi si abbraccino pure i nemici di ieri la storia non si cancella.

E’ logico che ogni qualvolta si parla di “foibe” il clima per gli italiani dell’ex Istria si fa più pesante in quanto cresce l’ostilità di sloveni e croati. Certo che la raggiunta unità post-fascista di ex camice nere e di ex partigiani non prelude a nulla di buono. Essa esprime la grande voglia dei gruppi economico-finanziari e militari di ritornare da padroni in queste terre ed è dunque foriera di nuove e più sanguinose avventure.

…I MORTI NON SONO TUTTI UGUALI: CI SONO OPPRESSI E CI SONO OPPRESSORI, AGGREDITI E AGGRESSORI, VITTIME E BOIA. SOLO I PRIMI MERITANO RISPETTO.

Articolo del suppl. al giornale murale di Rivoluzione Com. del 15 settembre 1996, affisso sui muri anche recentemente in provincia di Varese.

---Edizione a cura di---
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
e-mail: rivoluzionec@libero.it
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/

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